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CARNEVALE IN BASILICATA: TRA MASCHERE ARCAICHE E ANTICHE TRADIZIONI

I falò, il suono dei campanacci, Carnevalone, il ricordo delle antiche e preziose tradizioni popolari, cortei, costumi e antichi riti, sono solo alcuni degli elementi che da sempre contraddistinguono il Carnevale in Basilicata.

Alberi vaganti, creature mitologiche, animali fantastici, maschere dalle forme più bizzarre ed impareggiabili, il tutto all’insegna della follia, per il divertimento di grandi e bambini.

Tra gennaio e marzo, la Basilicata è caratterizzata da uno scenario che sembra quasi surreale, tanto profondo quanto vero. Colori, suoni, balli, profumi, sfilate e spettacoli pervadono i paesi lucani trasformandoli in scene di puro divertimento, spensieratezza, condivisione e partecipazione da parte di tutti gli abitanti.

Certo, quest’anno sarà diverso, tutto questo non potrà esserci, forse vedremo maschere vagare sole tra i borghi o forse non le vedremo proprio, forse verranno realizzate solo di cartapesta, ma possiamo ben immaginare tutto quello che è stato, che è e che continuerà ad essere il fantastico Carnevale lucano.

Aliano, Montescaglioso, Satriano di Lucania, Tricarico, San Mauro Forte sono alcuni dei paesi lucani dove la tradizione legata al Carnevale è così forte e ad alta teatralità.

LA NOTTE DEI CUCIBOCCA DI MONTESCAGLIOSO: L’INIZIO DEL CARNEVALE IN BASILICATA

Il Carnevale lucano può dirsi ufficialmente iniziato la sera del 5 gennaio quando a Montescaglioso arrivano i Cucibocca, personaggi alquanto inquietanti, vestiti con un lungo mantello nero, con una lunga barba di canapa, grandi occhiali realizzati con la buccia d’arancia ed infine un grande cappello prodotto con dischi di canapa. Alla caviglia portano una catena, in mano hanno una lanterna, un cesto dove raccolgono le offerte che ricevono, un bastone e un ago con cui intimoriscono i bambini, minacciandoli di cucire loro la bocca se non fanno i bravi e se non sono ubbidienti. Così i bambini, incuriositi e un pò spaventati aspettano la Befana. Secondo la tradizione, a Montescaglioso, la sera prima dell’Epifania si cena con 9 bocconi. A casa, in piazza o al ristorante non importa perchè i locali che aderiscono propongono un menù speciale con nove assaggi differenti.

le misteriose figure dei Cucibocca di Montescaglioso

La leggenda dei Cucibocca nacque per celebrare la fine delle festività natalizie e ci si prepara alla Quaresima.

IL CARNEVALE DI SATRIANO DI LUCANIA

Il Carnevale di Satriano presta la massima attenzione all’impatto ecologista. È rappresentato dalla foresta che cammina dove gli alberi diventano uomini. La foresta è composta da 131 “Rumita“, ossia eremita. Si tratta di un uomo vegetale ricoperto completamente da foglie di edera. L’ultima domenica di Carnevale gira tra le strade del paese con un bastone fatto di pungitopo con il quale bussa sulle porte delle case. Secondo la tradizione chi riceve la visita del Rumita, in silenzio, gli deve donare qualcosa da mangiare o qualche spiccio.

Le interpretazioni di questa maschera, tuttavia, nel corso degli anni sono cambiate. Si racconta che dopo la Seconda Guerra Mondiale il Rumita era uno spirito francescano, un uomo solitario che dopo il rigido inverno usciva dai boschi per fare la carità. In seguito alle vicende legate all’emigrazione il Rumita era il satrianese che non ha voluto lasciare la sua amata Basilicata e vagava per le strade del paese, vestito di edera per non farsi riconoscere, andando alla ricerca di qualcosa da mangiare. L’interpretazione di oggi, invece, vuole lanciare un messaggio eco sostenibile stabilendo un rapporto con la Terra.

la marcia dei Rumita

131 sono i Rumita che prendono parte all’evento , tanti quanti sono i comuni della Basilicata. Così, simbolicamente, tutta la regione partecipa alla marcia dei Rumita di Satriano. Tutti possono diventare Rumita, figura misteriosa e dall’animo silente che una volta all’anno diventa persona e invade le strade del paese.

LE MASCHERE CORNUTE DI ALIANO: SIMBOLO DEL CARNEVALE IN BASILICATA

“Venivano a grandi salti e urlavano come animali inferociti esaltandosi delle loro stesse grida. Erano le maschere contadine. Portavano in mano delle pelli di pecora secche arrotolate come bastoni e le bandivano minacciosi e battevano con esse sulla schiena e sul capo tutti quelli che non si scansavano in tempo.” – da Cristo si è fermato a Eboli, di Carlo Levi. L’autore racconta una commedia improvvisata di cui sono protagoniste le stravaganti maschere cornute di Aliano.

Richiamano creature demoniache, sgraziate e un pò grulle le maschere cornute. Hanno coloratissimi cappelli, in cima ai quali è ricavato un foro decorato con una penna di gallo mentre intorno scendono riccioli di carta colorata. Dalla parte frontale spuntano corna ed enormi nasi pendenti. Gli artigiani locali le creano modellando argilla e cartapesta. Il giorno del Martedi Grasso sfilano per il borgo al suono di fisarmonica e cupa cupa insieme alle pacchiane, le donne in costume tradizionale e i bambini vestiti da briganti.

tipiche del Carnevale in Basilicata

Le maschere cornute di Aliano rappresentano l’unicità e la tradizione del Carnevale in Basilicata, rimasta immutata nel tempo.

I CAMPANACCI DI SAN MAURO FORTE

In occasione del Carnevale tra le vie del borgo lucano il suono dei campanacci crea un’atmosfera di accattivante mistero, magia e leggenda. L’antico rito dei campanacci coincide con il giorno di Sant’Antonio Abate quando uomini avvolti in mantelli scuri, con in testa cappelli di paglia e in mano grandi campanacci sfilano per le strade del paese. Secondo la leggenda i campanacci hanno il compito di scongiurare il male e favorire un prosperoso raccolto.

Divisi in gruppi di appartenenza, gli uomini iniziano il corteo girovagando per tre volte intorno alla chiesa di San Rocco dove è custodita la statua di Sant’Antonio. Alcuni portano con se i simboli della cultura contadina e dei pastori come le spighe di grano o i bastoni. Altri portano la testa di un maiale, animale sacrificato al Santo. Il suono fragoroso dei campanacci risuona per il borgo per ore, viene interrotto soltanto quando il gruppo di uomini sosta nelle cantine per degustare salsicce fresche e buon vino.

“L’ MASH-KR” DI TRICARICO

Il “toro” e la “mucca” rappresentano le maschere di Tricarico, altro emblema del Carnevale in Basilicata. Il “toro” si presenta con un copricapo nero e lunghi nastri rossi. La “mucca”, invece, porta un cappello a falda larga coperto da un foulard e da un veletto bianco, decorato con lunghi nastri colorati fino alle caviglie. Ognuno ha un campanaccio, diverso nella forma a seconda che si tratti di mucche o di tori.

le maschere di Tricarico

“L’ mash-kr” scendono in strada all’alba del 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali. Infatti, il Carnevale ha un legame forte con la vita rurale. Ogni anno vengono riportate alla luce le tradizioni più antiche: la sveglia al paese con il cupo suono dei campanacci, una processione danzante che riporta alla mente la transumanza, simbolo di fertilità e buona sorte.

Le maschere sono condotte da un “massaro” e raggiungono la Chiesa di Sant’Antonio Abate da dove inizia il corteo. Le “mucche” e i “tori” sono disposti in due file e imitano il modo di andare degli animali.

Terminata la sfilata, la mandria si divide in piccoli gruppi che si fermano davanti alle case degli abitanti suonando i campanacci fino a quando non vengono invitati all’interno a bere e a mangiare. Fino a sera si suona, si balla, si cantano le serenate. Concludono il Carnevale di Tricarico la distruzione del Fantoccio con un falò in piazza e il pianto di Quaremma, moglie di Carnevale.

IL PAGLIACCIO: SIMBOLO DEL CARNEVALE DI STIGLIANO

Il Carnevale di Stigliano ha origini antichissime: è il primo Carnevale di cartapesta della Basilicata. La cartapesta è ancora oggi una delle tradizioni artigianali del paese.

I carri allegorici sono i protagonisti della manifestazione e sfilano per le vie del borgo accompagnati da musiche e balli. La peculiarità del Carnevale di Stigliano, tuttavia, è il Pagliaccio, con in mano un fiasco di vino e l’immancabile cupa cupa, simbolo del legame indissolubile con il passato.

IL CARATTERISTICO CARNEVALE DI TEANA

È uno dei più seguiti in Basilicata: il Carnevale di Teana.

Un grande corteo di maschere sfila nel bosco, raggiungendo il centro storico tra balli e canti in dialetto. I personaggi più caratteristici sono “la sposa” e “lo sposo” con i quattro carabinieri in divisa, il prete, il giudice e due medici. Nessuno deve parlare per non farsi riconoscere, soltanto il mendicante in cerca di soldi e di cibo e che dice unicamente “salsiccia”.

Tra le maschere tipiche di Teana c’è l’Orso, dal portamento selvaggio e minaccioso. Ancora, tutta vestita di nero viene raffigurata “Quaremma”, innamorata del suo Carnevale, un povero contadino barcollante, trascinato da due carabinieri. Il Carnevale di Teana termina con la fucilazione del “Carnuluvar”.

alcune delle particolari maschere del Carnevale di Teana

Sono ancora tante le manifestazioni folkloristiche del Carnevale in Basilicata, sono ancora tanti i borghi dove si organizzano sfilate, dove si canta e si ballano tarantelle in piazza.

Se partecipi anche solo ad uno di questi eventi, per far sì che resti memorabile, devi lasciarti trascinare dall’atmosfera vivace, dall’allegria e dal buon umore che distingue il vivere lucano.

2 commenti

  • Federica Assirelli

    Sarà che amo molto le tradizioni popolari, ma questo articolo mi è piaciuto molto. Non immaginavo e non avevo mai sentito parlare di tutte queste tradizioni lucane legate al carnevale. In generale non è una festa che amo, ma queste tradizioni, almeno lì, me lo farebbero amare!

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